Di Sandra Goracci - EFFA
La ricerca che viene qui proposta si inquadra
in un processo permanente di monitoraggio,
promosso da EFFA – Enti Formativi e Formatori
Associati (che patrocina l’iniziativa),
svolto in collaborazione dalle seguenti agenzie
formative: ISTITUTO FORMAZIONE FRANCHI
per la Toscana, AS CONSULTING di Firenze,
CAT CONFCOMMERCIO di Prato, ITINERAGROUP
di Pisa, OMNIA di Pisa, TDGROUP
di Pisa, APITIRRENO SVILUPPO di Pisa,
FIGRECO di Pisa, CAT CONFCOMMERCIO
di Pisa, PerFORMARE di Pisa, RES GROUP
di Pontedera, ANMIC di Livorno, SFERA di
Livorno, ITINERA di Livorno, SAL-SERVIZI
API di Livorno, MORRIS CONSULTING di
Massa. L’indagine è stata sviluppata e coordinata
da Riccardo Balzano, Sandra Goracci
e Francesca Marcacci.
Nella piena consapevolezza che la formazione
continua è, oggi più che mai, un concreto ed
efficace strumento di crescita delle competenze
della totalità delle risorse umane impiegate in
un’azienda ed una leva strategica per l’aumento
della produttività e della competitività delle
imprese, si è pensato di proporre alle aziende
aderenti un questionario strutturato in cinque
sezioni formulato sotto forma di intervista.
Il punto di partenza dell’analisi in oggetto è stato
individuato nella Legge Regionale del 26 Luglio
2002, n. 32, che ha tra gli altri l’obiettivo
dichiarato di dar vita ad un sistema che realizzi
la libertà individuale e l’integrazione sociale,
nonché il diritto all’apprendimento lungo tutto
l’arco della vita attraverso l’integrazione sistemica
degli interventi di educazione, istruzione,
formazione e delle politiche attive del lavoro.
Dall’analisi svolta su ricerche accreditate a cura
di ISFOL e Regione Toscana si è giunti ad una
visione sistemica delle caratteristiche e vocazioni
territoriali, la cui conoscenza rappresenta la condizione necessaria della penetrazione degli
interventi formativi.
«Dall’analisi del contesto socio economico
emerge l’immagine di una regione caratterizzata
da una serie di elementi: l’incidenza della
piccola-media impresa, il rallentamento di alcuni
settori dell’economia, la presenza di una
forte segmentazione territoriale, l’emergere di
un punto di attenzione a livello di occupazione
giovanile, l’andamento demografico in crescita
(ma in tempi lunghi), l’aumento del grado di
istruzione della popolazione, pur in presenza di
risultati scolastici da migliorare, in particolare
per quanto riguarda l’Università.» (Regione
Toscana – Rapporto sull’istruzione in Toscana
A.S. 2003-2004)
Nelle ricerche svolte emerge con chiarezza la
centralità della problematica concernente l’occupazione
giovanile e delle categorie svantaggiate,
che gli attuatori della ricerca riassumono in questi
termini: «Il tasso di occupazione in Toscana risulta
superiore alla media nazionale, ma inferiore
alle regioni del centro nord e in particolare del
nord-est. Una caratteristica della nostra regione
è in particolare la minore occupabilità nel breve
e medio periodo dei giovani con un alto livello
di studio. I diplomati e i laureati sperimentano
difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro maggiori
di quelle incontrate da coloro che hanno
concluso solo il ciclo di istruzione obbligatoria.
Ciò è dovuto alla particolare struttura produttiva
della nostra regione, caratterizzata dalla
presenza di sistemi di piccole imprese in cui la
domanda di lavoro si indirizza prevalentemente
verso segmenti meno istruiti dell’offerta. I
dati dell’indagine Excelsior fanno emergere
la minore richiesta di personale altamente
istruito che caratterizza la nostra regione ed al
suo interno alcune sue specifiche aree, rispetto
alle altre regioni del Centro Nord e alla media nazionale (per quanto una recente indagine ISFOL abbia evidenziato questa tendenza anche
a livello nazionale). Per il triennio 2001-2003
a fronte di una richiesta di laureati e diplomati
rispettivamente del 5% e del 26%, quella con
il solo titolo dell’obbligo scolastico raggiunge
circa il 49%, mentre la richiesta di soggetti in
possesso di una qualifica professionale è pari
al 19%. La domanda di laureati si concentra
su tre sole categorie: quella con competenze
tecnico-ingegneristiche, quella con competenze
economiche ed infine quella con competenze
scientifiche. Un’ulteriore conferma dello scarso
rilievo assegnato all’istruzione formale da parte
del sistema produttivo privato della regione
emerge dalla minore percentuale di assunti
per i quali le imprese manifestano la necessità
di una formazione aggiuntiva (on the job) che
in Toscana è del 33% contro valori superiori al
40% nelle altre regioni del centro nord».
Premessa metodologica
L’indagine ha coinvolto, nel mese di Febbraio
2008, 140 imprese toscane, afferenti ai comparti
dell’industria e dei servizi, alle quali è stato
somministrato, in via diretta, un questionario
semi strutturato con finalità di analisi qualiquantitativa.
Il campionamento delle unità di
rilevazione è stato effettuato, in cinque province
della Toscana: Firenze, Prato, Pisa, Livorno e
Massa, nel rispetto dei caratteri di rappresentatività
dei principali settori di appartenenza
e della classe dimensionale tipica del tessuto
produttivo locale.
Dal campione sono state escluse le imprese con
un solo addetto, per ragioni di opportunità e
di significatività dei risultati. Si può facilmente
convenire, infatti, che le imprese con un solo
dipendente costituiscano una quota eccessiva
del totale, e, soprattutto, che il risultato della
rilevazione sulle imprese di tali dimensioni abbia
scarso significato in termini di espressione
dei fabbisogni formativi della regione se si
considerano gli obiettivi conoscitivi sottesi alla
realizzazione dell’indagine.
Obiettivo
I fabbisogni formativi di un territorio, non si
limitano naturalmente al personale da assumere
o alle figure professionali da formare.
Essi riguardano altresì l’organico già attivo nelle
aziende, le necessità di queste di adeguare il
personale già presente ai mutamenti del mercato
e delle tecnologie.
E’ noto tuttavia che, in Italia, la cultura della formazione
continua, specialmente per le piccole e
medie imprese, è poco consolidata e, soprattutto,
poco strutturata, atteso che l’offerta di questa specifica formazione è ancora limitata.
La sezione del questionario dedicata all’analisi
delle esigenze di formazione continua si propone,
pertanto, di stimolare presso gli imprenditori e
presso la Regione una prima riflessione sulle
principali carenze avvertite dagli stessi.
Il bisogno di accedere in maniera costante ed
efficace alla formazione, ossia il bisogno di
formazione personalizzata e ricorsiva, da parte
delle PMI richiede di investire sui processi
di innovazione delle modalità di incontro tra
domanda e offerta per rendere la formazione
continua sempre più flessibile e adattabile per
un “life-long learning” in un ambiente di lavoro,
in grado di:
- sostenere lo sviluppo della competitività delle
PMI attraverso l’innovazione di metodologie in
grado di rilevare, anticipare e agevolare processi
flessibili di apprendimento per l’acquisizione di
nuove competenze professionali on the job;
- aumentare la capacità di auto-analizzare i propri
bisogni formativi da parte dell’imprenditore e
dei suoi collaboratori, accedendo in tal modo a
programmi mirati (personalizzati e ricorrenti)
di formazione che permettano di aumentare la
competitività dell’impresa;
- potenziare le capacità imprenditoriali e manageriali
dell’imprenditore, sviluppando la sua
abilità nel definire i propri bisogni di apprendimento,
i bisogni di formazione dell’impresa,
mettendolo in grado di codificare le competenze
tacite rendendole esplicite.
D’altra parte, nelle nostre società, in cui i
processi di globalizzazione e l’avvento delle
tecnologie della comunicazione sottolineano
con rinnovato vigore il valore fondamentale del
capitale umano, il concetto di apprendimento
continuo si accompagna ad una graduale presa
di coscienza dell’importanza dei processi di acquisizione
ed aggiornamento delle conoscenze
e delle competenze.
L’analisi delle competenze consente una visione
esaustiva del profilo professionale dei titolari di
azienda, i quadri e i dipendenti e permette di
costruire un percorso di formazione individuale
e di gruppo non più episodico, ma costruito
con moduli da acquisire secondo una strategia
pianificata, per adeguarsi ai cambiamenti richiesti
dalle imprese e per restare allineati alle
richieste del mondo del lavoro, nell’arco di tutta
la vita professionale in applicazione dei principi
di “life-long learning”.
La formazione continua diviene strumento per
la crescita delle competenze della totalità delle
risorse umane impiegate in un’azienda e leva
strategica per l’aumento della produttività e
della competitività delle imprese.
Istogrammi ed analisi
Durante la ricerca sono stati indagati i seguenti
aspetti:
• L’innovazione tecnologica;
• I fabbisogni di innovazione tecnologica nei
singoli processi aziendali (Produzione, Marketing,
Acquisti, Logistica, Finanza e Controllo,
Risorse umane);
• Il grado di collaborazione tra il mondo delle
imprese ed il mondo della ricerca;
• Le misure rivolte all’innovazione introdotte negli
ultimi anni per singolo processo aziendale;
• Gli investimenti effettuati dalle aziende nel
campo dell’innovazione;
• La formazione del personale
• Il rispetto delle normative sulla sicurezza sui
luoghi di lavoro
• L’inserimento di disabili
Più in particolare, il questionario somministrato
si articola in 5 sezioni:
- La prima sezione è dedicata ai dati dell’azienda;
- La seconda sezione del questionario è destinata
all’importanza che l’azienda attribuisce al
miglioramento, rispettivamente, delle conoscenze (Fig. 1) e delle capacità (Fig. 2) delle risorse
umane attraverso interventi di formazione. Nel
valutare i fabbisogni formativi aziendali è stato
richiesto di considerare le competenze dei vari
ruoli attualmente operanti in azienda, tenendo
presente anche la prospettiva dei fabbisogni
aziendali futuri e del mondo esterno, noto come
scenario competitivo dell’azienda.
Le capacità (Fig. 3) vengono suddivise per aree
tematiche; mentre le competenze per processi
aziendali (Fig. 4) .
- La terza sezione ha l’obiettivo di fornire
all’azienda la possibilità di indicare le tematiche
strategiche (Fig. 5) di fondo su cui ritiene opportuno
concentrare l’attenzione per garantire
all’azienda stessa di perseguire con successo gli
obiettivi formativi che si è prefissa.
- La quarta sezione in merito alla sicurezza sui
luoghi di lavoro (Fig. 6) ha l’obiettivo di fornire
all’azienda una verifica rapida della copertura
delle varie figure e adempimenti richiesti in
materia di SSLL e il livello di aggiornamento
delle figure coinvolte, anche in riferimento alle
recenti disposizioni normative in materia.
- La quinta sezione riguarda la normativa per
il diritto al lavoro dei disabili (Fig. 7): obiettivo
quello di fotografare i ruoli aziendali introdotti
dalla L. 68/1999 e D.M. 91/2000 e poter
in seguito formulare una proposta formativa
mirata.
Dall’analisi è emerso che
In linea con i caratteri del tessuto produttivo
locale, costituito prevalentemente da piccole e
medie imprese, si denota come le aziende attribuiscano
al miglioramento, rispettivamente,
delle conoscenze e delle capacità delle risorse
umane attraverso interventi di formazione, pari
importanza (42% delle aziende).
Suddividendo le capacità per aree tematiche:
l’area gestionale piuttosto che l’area innovativa
hanno maggiore importanza di quelle emozionali,
intellettuali.
Mentre suddividendo le competenze per processi
aziendali: Finanza e controllo, Strategia Mkt e
l’area prodotti richiedono i maggior interventi
formativi (40% - 42% delle aziende).
In linea con quelle che sono le future aspettative
della Regione Toscana che intende contare sul
capitale umano per fronteggiare le sfide dello
sviluppo, la tematica strategica per la prossima
iniziativa di formazione riconosce come la più
interessante quella delle risorse umane-capitale
intellettuale (sapere, saper fare, saper essere),
(48% delle aziende).
La descrizione di competenze e fabbisogni con
un livello di dettaglio più approfondito è utile
e necessaria per precisare la richiesta di competenze
in ulteriori sotto categorie. Per grandi
linee, abbiamo riscontrato che nella filosofia
aziendale delle PMI toscane i saperi corrispondono
alle conoscenze, le abilità corrispondono
al “saper fare”, mentre i comportamenti al
“saper essere”.
Tra i saperi che caratterizzano i profili professionali
indicati dalle imprese emerge la conoscenza
dell’informatica come elemento
ricorrente e trasversale. I primi “saperi” richiesti
dalle imprese si dividono tra quelli di taglio
concettuale (informatica, normativa, amministrazione,
marketing, lingue) e quelli
di taglio operativo (tipologie dei materiali,
materiali utilizzati, legno, metalli, tecniche
e meccaniche, cucina). Tra queste, tuttavia,
spicca la frequenza con cui ricorre l’indicazione
di “cultura generale”, la cui presenza appare
significativa e merita di essere registrata. Tra
le abilità rientrano le competenze organizzative
e gestionali, ma anche il “saper vendere” e
l’autonomia decisionale. Non manca la presenza
dell’informatica e la “gestione del cliente”.
Tra le abilità più segnalate dalle imprese sono
presenti competenze di tipo tecnico (montaggio e assistenza) e competenze di tipo concettuale
(amministrative e contabili). I comportamenti
confermano l’esigenza estremamente avvertita
dalle imprese di formare figure professionali
che lavorano sul front office. L’indicazione più
ricorrente si concentra sulla disponibilità, sia
verso l’interno che verso i clienti, la cortesia e
la buona educazione. Ma è presente anche la
buona comunicazione.
Un’attenta analisi alla sezione IV sulla sicurezza
sui luoghi di lavoro ha rilevato che oltre il 70%
delle aziende è a norma di legge, mentre il 30%
è ancora in attesa di regolamentarsi.
Purtroppo i dati derivanti invece dalla sezione
V in merito all’obbligo di assunzioni di disabili
per aziende che superino un certo numero di
dipendenti, vede lo stesso 70% delle aziende che
invece non hanno provveduto al loro inserimento
e quindi alla formazione a loro destinata.
Al Passo con le nuove disposizioni della Regione Toscana - formazione/lavoro
L’indagine affronta alcuni punti chiave, già
largamente introdotti nelle linee guida della Regione Toscana, prossime ad uscire con il
nuovo piano regionale.
La Competenza: conoscenze e capacità.
- Le conoscenze tecnico-professionali sono saperi
ed esperienze di natura professionale, acquisibili
con lo studio e l’attività pratica.
- Le capacità sono comportamenti organizzativi
necessari, che vengono identificati e riconosciuti
al momento della loro messa in atto da parte
delle persone nell’ambito della loro attività
professionale. Tradizionalmente ci si riferisce a elementi come: l’orientamento al risultato, la
capacità di decisione, la gestione dei collaboratori,
la comunicazione verbale, l’analisi e la
sintesi ecc. Le capacità, in quanto forza motrice
del know-how, consentono di trasformare gli
obiettivi d’impresa in risultati.
Il Capitale umano:
In primis, a puntare sul capitale umano per
fronteggiare le sfide dello sviluppo, è proprio la Regione Toscana. Infatti, con il via libera al
nuovo Piano di indirizzo generale integrato,
il documento programmatico fondamentale per
la definizione e l’attuazione di tutte le politiche
regionali nei settori dell’educazione, istruzione,
formazione e lavoro nel quinquennio 2006-2010
verranno introdotte in campo iniziative e risorse
per rafforzare e qualificare quello che ormai tutti
considerano il principale fattore di dinamismo e
innovazione della nostra economia: il capitale
umano.
Contratti atipici e pari opportunità:
Un forte accento sulla lotta alla precarietà del
lavoro (con misure ad hoc per i lavoratori atipici
a tempo determinato e in Cassa integrazione);
sulle pari opportunità nel campo dell’occupazione
(con incentivi per il lavoro delle donne)
che hanno visto mettere in campo per la prima
volta, nel 2006, risorse specifiche che il PRS prevede di aumentare a partire dal 2007; e
ancora, una profonda riforma nel campo della
formazione per rendere le attività più qualificate
e aderenti alle esigenze del mercato; e poi nuova
attenzione alla ricerca, all’alta formazione e alla
mobilità internazionale degli studenti, uno sforzo
crescente per garantire a tutti coloro che ne
hanno i requisiti il diritto studio, dalle superiori all’università rappresenta l’intento di una azione
coordinata che ha come filo conduttore: l’apprendimento
per tutto l’arco della vita, passando
per il potenziamento dei servizi per l’infanzia e
la lotta alla dispersione scolastica
L. 68/99:
In questo scenario, il monitoraggio si prefigge
inoltre, lo scopo di mappare per poi erogare
una formazione mirata, all’interno delle aziende
destinatarie, quelle coinvolte dalla L. 68/99 che
introduce il concetto appunto di “collocamento
mirato” il cui fine sostanziale è di consentire al
disabile ed alle aziende un inserimento lavorativo
che assicuri una partecipazione fattiva ai
processi produttivi (in relazione chiaramente
alla disabilità posseduta, al grado di istruzione e
formazione, alle aspirazioni e capacità). Oltre agli
obblighi di assunzione per aziende che superino
un certo numero di dipendenti, la nuova normativa
prevede infatti delle agevolazioni fiscali e
contributive anche per le aziende che non siano
tenute alle assunzioni di disabili e che effettuino
comunque avviamenti di questo tipo.
“life-long learning”:
Apprendimento lungo tutto l’arco della vita,
alta formazione, costruzione di un sistema di
riconoscimento e certificazione delle competenze
professionali, formazione a distanza: questi i
principali ingredienti di una nuova offerta formativa
cui la Regione Toscana sta lavorando
da tempo e che vede la sua piena definizione
nel nuovo Piano generale di indirizzo per
istruzione, formazione e lavoro 2006-2010 e che ispira anche il nuovo programma operativo
per il Fondo sociale europeo che la Regione ha appena inviato al Ministero.
Concludendo
La ricerca, nel suo complesso, ha confermato che
l’acquisizione del sapere professionale nella PMI è un processo che prescinde in misura significativa
dalla formazione iniziale degli addetti, che
è fortemente influenzata dalle esperienze delle
persone in esso impegnate e dal loro rapporto
con l’ambiente; che la competenza da loro posseduta
è una variabile che dipende dalla qualità
del contesto lavorativo, dalla possibilità di partecipare
e di socializzare le proprie conoscenze. Il
lavoro, nelle PMI, risulta profondamente mutato
in relazione a cambiamenti di natura economica,
sociale, tecnologica e organizzativa. Per tutto
ciò, l’analisi della competenza si configura come
un processo di individuazione di acquisizioni
cognitive ed esperienziali realizzate in momenti
diversi e non facilmente riconducibili a percorsi
lineari di formazione.
In questo quadro:
- l’analisi strutturale, sulla base del quadro
concettuale di riferimento, si rivela necessaria.
Appare importante completare, con i rapporti
mancanti, quanto già rilevato e delineare i percorsi
necessari per la sua resa permanente, in
relazione anche con le istituzioni preposte;
- l’analisi del contesto organizzativo consente di
analizzare, in particolare, il nesso tra stabilità e
innovazione nella costruzione e nell’applicazione
delle conoscenze.
Appare importante, nei settori in cui non è stata
realizzata, operare un numero selezionato di
studi di caso, stabilendo nessi organici con la
fase successiva dell’indagine.
Si rende necessaria un’analisi dei percorsi di professionalizzazione
e il bilancio delle competenze
ai fini della definizione delle figure professionali
e delle aree di competenza connesse, che rappresenta
altresì il veicolo per la validazione delle
competenze stesse e per la loro certificazione.
Nel complesso, la prospettiva teorica e metodologica
definita e rilevata, permette di rilevare
la molteplicità delle attività che la persona
esperta nel proprio lavoro è chiamata ad assolvere,
evidenzia l’arbitrarietà di descrivere
la competenza facendo riferimento a compiti
o mansioni parcellizzate, chiarisce l’inutilità di
porre in forma astratta quelle che sono definite
“capacità di soluzione dei problemi” legati a situazioni,
relazioni, ambiti specifici di riferimento.
La necessità che ogni lavoratore esperto ha di
“attraversare i confini” passando da un contesto
all’altro e mettendo in connessione i problemi,
appare evidente nelle situazioni più complesse
e avanzate.
L’analisi dei fabbisogni attraverso un esame
accurato della competenza assume per tutto ciò
una connotazione di marcata dinamicità e appare
suscettibile di interessanti sviluppi sia sul piano
teorico sia sul piano pratico nella formazione di
base, nell'apprendistato, nella formazione continua,
nel riconoscimento e nella certificazione
delle conoscenze e delle capacità.
Postilla
Nell’ambito estremamente strategico della filosofia della formazione continua e/o dell’autoformazione, nota come life-long learning, alla acquisizione di competenze ed abilità fortemente specializzate, fa da contraltare con funzioni in larga misura di competenze di base una adeguata formazione trasversale essenzialmente mirata alla conoscenza della lingua inglese e dei fondamenti dell’informatica. Si tratta infatti di competenze strategiche, la cui importanza determinante è stata rilevata nell’ambito dell’intera indagine, per rendere gli individui in grado di operare e discriminare qualitativamente le informazioni e le eventuali proposte formative ritenute strategiche per il proprio settore di attività e per il proprio adeguamento ed avanzamento professionale.

